CREDITO D’IMPOSTA R&S, SANZIONE PIU’ LIEVE PER L’ERRORE SULL’ATTIVITA’ AGEVOLATA

(Fonte: IL SOLE 24 ORE)

Sullo spinoso tema dell’innovazione di processo e di organizzazione quali attività agevolabili per il credito d’imposta ricerca e sviluppo e sulle connesse sanzioni Assonime auspica chiarimenti anche con una specifica norma che riteniamo debba essere «interpretativa».

La circolare Assonime 23 del 14 novembre 2019 affronta il tema del regime sanzionatorio per gli errori nell’identificazione dell’ambito delle attività agevolate (articolo 3 del Dl 145/2013 e Dm 27 maggio 2015). Secondo l’Associazione, la sanzione più appropriata dovrebbe essere quella prevista per il credito «non spettante» piuttosto che quella più grave per il credito «inesistente», che dovrebbe trovare applicazione nei più circoscritti casi di fraudolenza quali «quelle in cui l’impresa abbia svolto un’attività che nemmeno in astratto può qualificarsi quale attività di ricerca e sviluppo o abbia effettuato meri investimenti in beni materiali ed immateriali». Assonime sottolinea che l’individuazione delle attività agevolabili risulta complessa. Un esempio ne è la risoluzione n. 40 del 2 aprile 2019, in relazione all’innovazione di processo, attività che è stata oggetto di un’interrogazione parlamentare a conferma delle difficoltà nella sua individuazione quale attività agevolabile, e che talune imprese hanno considerato eleggibile valutando «significativi» i miglioramenti apportati ai processi rispetto alla situazione preesistente, con il conseguente utilizzo e conteggio del credito d’imposta. Entrate e Mise sono di diverso parere, e la risposta all’interrogazione parlamentare sottolinea che la risoluzione 40/2009 non ha modificato i criteri di individuazione delle attività ammissibili al bonus.

A fronte di queste difficoltà le imprese invocano per i periodi d’imposta 2015-20017, per i quali la risoluzione n. 40 è giunta fuori tempo, l’esimente delle obiettive condizioni di incertezza interpretativa, al fine di non applicare le sanzioni. Proprio sul tema delle sanzioni, Assonime ricorda la differenza tra credito «non spettante» e «inesistente» e sottolinea che gli organi verificatori applicano le pesanti sanzioni relative all’inesistenza del credito quando ritengano che le attività non siano agevolabili per carenza dei più stringenti requisiti richiesti. Il credito inesistente, secondo Assonime, è stato introdotto per contrastare «comportamenti connotati da aspetti fraudolenti», e quindi nei casi in cui la condotta del contribuente si connoti per la sua insidiosità.

L’associazione conclude ritenendo che la condotta delle imprese che hanno commesso errori nell’individuazione delle attività agevolate «non possa considerarsi fraudolenta nel caso in cui tali soggetti abbiano adempiuto ai vari oneri documentali previsti in materia e abbiano svolto in concreto attività che, in ogni caso, si innestano in più ampi processi di innovazione (di prodotti e servizio)».