MORATORIA PRESTITI PER PMI

(Fonte: IL SOLE 24 ORE)

Gli effetti del Coronavirus mettono in serie difficoltà le imprese per quanto riguarda gli impegni finanziaria. La difficoltà riguarda i cali di produzione, con la conseguente riduzione dei ricavi e l’impatto negativo sul cash flow disponibile. Ma esiste anche il tema degli incassi da clienti, interessati anche loro dagli stessi problemi.

Le imprese, ad oggi, hanno due possibilità:

  • la moratoria del decreto legge del 17 marzo 2020 (Dl 18/20);
  • l’accordo tra l’Abi e le rappresentanze di impresa, ovvero l’accordo per il credito 2019 come modificato il 6 marzo 2020.

Il decreto Cura Italia (art.56)  si rivolge alle microimprese, piccole e medie imprese (PMI). Rientrano nella definizione di impresa anche i professionisti e le ditte individuali. E qui sta un primo importante spartiacque. Perché quando si superano due dei limiti delle PMI (fatturato superiore a 50 milioni di euro, attivo superiore a 43 milioni, numero di dipendenti maggiore di 250) la moratoria prevista dal decreto Cura Italia risulta preclusa e si può aderire solamente a quella Abi.

Esiste anche un’altra distinzione di base: la moratoria Abi è concessa discrezionalmente dalla banche, mentre a quella del Dl si accede automaticamente (in presenza, ovviamente, delle condizioni previste dalla norma).

La moratoria prevista dal decreto Cura Italia consente l’accesso tramite comunicazione, da inviare via Pec, corredata da una dichiarazione in cui l’impresa autocertifica di aver subito in via temporanea carenze di liquidità quale conseguenza diretta della diffusione dell’epidemia da Covid-19.

Le misure di sostegno spaziano dal breve al medio lungo termine, essendo il sostegno finanziario previsto:

  1. per le aperture di credito a revoca e per i prestiti accordati a fronte di anticipi sui crediti esistenti alla data del 29 febbraio 2020 o, se successivi alla data di pubblicazione del decreto, gli importi accordati, sia per la parte utilizzata sia per quella non ancora utilizzata, non possono essere revocati in tutto o in parte fino al 30 settembre 2020;
  2. per i prestiti non rateali con scadenza contrattuale prima del 30 settembre 2020, i contratti sono prorogati, unitamente ai rispettivi elementi accessori e senza alcuna formalità, fino al 30 settembre 2020 alle medesime condizioni;
  3. per i mutui e gli altri finanziamenti a rimborso rateale, anche perfezionati tramite il rilascio di cambiali agrarie, il pagamento delle rate o dei canoni di leasing in scadenza prima del 30 settembre 2020 è sospeso fino al 30 settembre del corrente anno e il piano di rimborso delle rate o dei canoni oggetto di sospensione è dilazionato unitamente agli elementi accessori e senza alcuna formalità. E’ facoltà delle imprese richiedere di sospendere soltanto i rimborsi in conto capitale.

Dunque per le misure a breve di cui alla lettera a) (aperture di credito e linee di cassa, anticipo fatture/riba/export/contratti, linee di factoring) la norma prevede che questi fidi non possano essere revocati, nemmeno parzialmente, fino al 30 settembre.

Circa la lettera b), che riguarda ad esempio finimport (finanziamento all’importazione) e finanziamenti bullet, vi è la proroga fino al 30 settembre.

Infine la lettera c), che riguarda mutui, finanziamenti rateali e leasing, prevede la sospensione fino al 30 settembre e poi il ripristino con modalità che non comportino oneri per le parti.

Il Ministero dell’Economica chiarisce che anche la rata in scadenza al 30 settembre non andrà pagata. Inoltre, le esposizioni non devono essere deteriorate in base alla disciplina degli intermediari creditizi; il ministero ha specificato che l’impresa non deve avere rate scadute (non pagate o pagate solo parzialmente) da più di 90 giorni.

Altro aspetto importante della moratoria è legato alla cosiddetta forbearance. Nel caso in cui la banca effettui una concessione (riduzione di tasso d’interesse, allungamento della durata il credito viene segnalato come forborne. La relazione illustrativa chiarisce che nel caso di specie non avviene la segnalazione, in quanto la moratoria è neutrale rispetto alle qualificazioni degli intermediari sulla qualità del credito. Ciò non avviene, al momento, per quella Abi, motivo per cui una richiesta di modifica in tal senso è stata avanzata a livello europeo.

E’ auspicabile, infine, date le enormi difficoltà delle imprese, che la moratoria di legge venga estesa anche alle realtà imprenditoriali di maggiori dimensioni.