IL BONUS AGGREGAZIONI RIPARTE DAL MAGGIOR VALORE DEI BENI TRASFERITI

(Fonte: IL SOLE 24 ORE)

Nuova edizione del bonus fiscale per le aggregazioni aziendali. Nell’articolo 11 del decreto crescita (Dl 34/19) è prevista l’agevolazione che già in passato fu proposta dal legislatore (legge 296/2006) per favorire l’incremento della dimensione delle imprese tramite operazioni straordinarie di fusione, scissione o conferimento di azienda. Le norme, quella del 2006 e quella attuale, presentano molti aspetti in comune per cui certamente può essere di primo aiuto nella concreta applicazione la circolare 16/E del 2007, anche se qualche aspetto di differenza va registrato.

Bonus Fiscale aggregazioni: vale il controllo «di diritto»

Per ottenere l’agevolazione è necessario eseguire una aggregazione aziendale tra soggetti estranei tra loro. L’agevolazione, dunque, non intende favorire una riorganizzazione del gruppo societario ma una nuova realtà risultante dall’unione di soggetti terzi. Non è possibile beneficiare del bonus se le società che partecipano alla aggregazione sono controllate (anche indirettamente) dallo stesso soggetto. Mentre nella precedente norma del 2006 si parlava in senso lato di controllo (controllo di diritto e controllo di fatto), la norma attuale più precisamente si riferisce al controllo di diritto, cioè esercitato da chi detiene la maggioranza dei voti esercitabili in assemblea. Va ulteriormente segnalato che tale controllo può essere detenuto anche indirettamente tramite soggetti parenti in linea retta entro il terzo grado e affini entro il secondo grado. Per fare un esempio, una società interamente controllata dal marito non potrà fondersi con la società interamente controllata dalla moglie, pensando di ottenere i benefici fiscali. Inoltre, deve trattarsi di società operative, elemento che non può essere appiattito sul test di operatività da società di comodo.

Il beneficio del maggior valore

Il bonus consiste nel riconoscimento ai fini tributari del maggior valore contabilizzato sui beni facenti parte del complesso aziendale trasferito per effetto dell’operazione di aggregazione aziendale. Tale riconoscimento di maggior valore avviene, a sistema, tramite il versamento di un’imposta sostitutiva, mentre il contenuto della agevolazione è proprio il riconoscimento “gratuito” del maggior valore. La norma non è a sistema: l’operazione di aggregazione, cioè, deve avvenire tra il 1° maggio 2019 e il 31 dicembre 2022. Rispetto alla norma del 2006, quella attuale sposta di un periodo d’imposta il riconoscimento fiscale di maggior valore: un bene che risulta rivalutato per effetto di una fusione eseguita nel mese di settembre 2019, ad esempio, verrà ammortizzato con riconoscimento fiscale del maggior valore solo nel 2020.

La decadenza

Simile è invece la tematica della decadenza dall’agevolazione in caso di cessione dei beni che sono stati rivalutati o di esecuzione di ulteriori operazioni straordinarie entro i primi quattro periodi dalla effettuazione della operazione. Il punto è stato esaminato anche dalla circolare 16/E/2007 ed è estremamente delicato: in essa si segnala, infatti, che qualora nel lasso temporale sopra richiamato siano ceduti i beni rivalutati scatta la decadenza dal bonus con effetto retroattivo. Ciò significa che nel periodo di cessione dovrà essere eseguita una variazione in aumento dell’importo di quanto è stato dedotto negli anni precedenti per effetto dell’agevolazione. Tale incremento reddituale non sarà accompagnato né da sanzioni, né da interessi e sarà possibile evitarlo se tramite interpello viene riconosciuto un motivato disegno economico alla base della cessione. Resta il punto dubbio della cessione del singolo bene, anche se di entità rilevante. L’articolo 11, comma 6 del Dl 34/19, infatti parla di cessione di beni al plurale, ma tale norma va interpretata per verificare cosa accade se oggetto della cessione non è l’intero insieme dei beni facenti parte dell’azienda trasferita, bensì il singolo bene. È ipotizzabile in tal caso una decadenza selettiva limitata al singolo bene? E se la cessione avviene per necessità di sostituzione di cespiti ormai obsoleti come ci si deve comportare? Questi interrogativi potrebbero essere risolti tramite interpello ma una pronuncia generale servirebbe anche per evitare domande uguali e reiterate dei contribuenti.

Le condizioni per partecipare al Bonus Fiscale: perimetro temporale definito, vale la data del registro imprese

Il bonus fiscale consiste nel riconoscimento tributario del maggior valore dei beni trasferiti tramite l’aggregazione aziendale fino ad un massimo di 5 milioni. Il maggior valore permetterà di ottenere quote d’ammortamento deducibili su importi rivalutati gratuitamente dall’esercizio successivo a quello di efficacia della operazione, oltre che azzerare eventuale plusvalenza da cessione.

La norma cita avviamento e beni strumentali materiali ed immateriali quali poste dell’attivo che possono essere incrementate con riconoscimento fiscale per effetto della aggregazione. Ciò esclude che si possa applicare il bonus a poste diverse dell’attivo, quali partecipazioni oppure beni merce. Inoltre, è importante ricordare che l’agevolazione è strettamente collegata al trasferimento di un compendio aziendale e non di meri beni assunti singolarmente. Tale dato si deduce chiaramente dalla lettura delle tesi interpretative fornite con la circolare 16/E/07 e dalla risoluzione 57/E/09 che hanno escluso l’agevolazione laddove oggetto del trasferimento fosse solo un singolo immobile o comunque beni non tali da definire un complesso organizzato di beni e persone potenzialmente idoneo all’esercizio effettivo di un’attività d’impresa. Altro aspetto non marginale è il periodo temporale all’interno del quale l’operazione di aggregazione deve essere eseguita. Il lasso di tempo di cui parla la norma è il periodo compreso tra il 1° maggio 2019 e il 31 dicembre 2022.

Pensiamo ad una fusione la cui preparazione sia iniziata nei primi mesi del 2019 con redazione e deposito del progetto di fusione, delibera di approvazione, opposizione dei terzi e atto vero e proprio di fusione: quando si intende effettuata l’operazione?

La scelta assunta con la circolare 16/E/2007, è assegnare importanza al dato civilistico, quindi per le fusioni, è fondamentale il momento di iscrizione al registro imprese dell’atto di fusione, per la scissione l’iscrizione al registro imprese dell’atto stesso e per il conferimento di azienda l’atto di iscrizione dell’aumento di capitale. Al riguardo la risoluzione 217/08 ha riconosciuto anche per il conferimento di azienda la possibilità di stabilire convenzionalmente una data successiva dell’effetto dell’atto rispetto a quella di iscrizione al registro imprese. Tale efficacia è condizionata alla circostanza che la conferitaria sia preesistente rispetto al conferimento, ma questo elemento va dato per scontato poiché in nessun caso la società avente causa può crearsi con l’operazione di aggregazione aziendale essendo necessaria una operatività minima almeno biennale alla data dell’atto finale. Infine, va sottolineato che mentre il soggetto dante causa può essere costituito in qualunque forma giuridica, il soggetto avente causa deve essere una società di capitali atteso il riferimento.