FONTE: IL SOLE 24 ORE

“L’Italia si dota di una nuova politica industriale 4.0, più inclusiva e attenta alla sostenibilità, che ho avuto modo di anticipare proprio su queste pagine appena insediato. Diciamo, senza alcuno slogan, una promessa mantenuta.” Con queste parole, Stefano Patuanelli,  Ministro dello Sviluppo Economico, presenta pubblicamente il “Piano Transizione 4.0” in una lettera indirizzata al Direttore del Sole 24 ore.  

Il piano presentato nei giorni scorsi dal ministro Patuanelli è, in sostanza, una rimodulazione degli incentivi del precedente Piano Industria 4.0. L’obiettivo non è solamente quello di ampliare la platea di possibili beneficiari, includendo maggiormente le piccole imprese, ma anche premiare chi si orienta verso la sostenibilità.

Lettera del Ministro al Sole 24 Ore: risultati attuali della politica industriale italiana e obiettivi futuri

I numeri registrati hanno confermato la leva sugli investimenti del piano Impresa 4.0. Il valore complessivo degli investimenti in beni materiali e immateriali connessi tecnologie 4.0, pari a circa 13 miliardi di euro, è sicuramente il dato più positivo.

Se confrontiamo questo dato con il numero di imprese beneficiare, circa 53 mila, e soprattutto con il numero di quelle che hanno goduto del superammortamento (oltre un milione di contribuenti) emerge quanto la platea di potenziali beneficiari delle misure è ancora ampia.

2/3 degli incentivi sono andati a medio grandi imprese e gli investimenti hanno riguardato principalmente la componente macchinari (10 miliardi d’investimenti in beni materiali contro i 3 miliardi in beni immateriali). Inoltre, solo 95 imprese in Italia hanno effettuato investimenti in beni di valore superiore ai 10 milioni di euro; 233 sono state invece interessate da progetti di ricerca e sviluppo di valore superiore ai 3 milioni di euro.

Tenendo conto delle criticità ad oggi evidenziate, emerge la necessità di rivedere alcuni meccanismi e caratteristiche del mondo 4.0: anzitutto, il nuovo piano prevede di dare alle misure una maggiore stabilità, programmando la revisione in ottica pluriennale, così da garantire alle imprese un respiro di medio lungo periodo.

L’attenzione, inoltre, è stata rivolta anche agli strumenti di accesso, individuando il credito d’imposta come principale canale. Con la trasformazione del super e iperammortamento nel nuovo credito d’imposta per beni strumentali, infatti, si genererà un significativo ampliamento della platea dei potenziali beneficiari: le stime sono + 40%. Le misure diverrebbero infatti fruibili anche dai soggetti senza “utili” e in regime forfettario (ad esempio alle imprese agricole).

Inoltre, il ricorso al credito d’imposta compensabile in 5 anni comporta una riduzione del tempo di rientro dell’incentivo (soprattutto per i beni materiali, se si considera un periodo medio di ammortamento di 8 anni) e un’anticipazione del momento di fruizione già da gennaio dell’anno successivo. Mentre oggi bisogna aspettare la dichiarazione fiscale dell’anno seguente a quello dell’investimento: un recupero di tempo pari a circa 7 mesi.

Rimane invariato l’automatismo degli incentivi ed escluso ogni limite alla compensazione: oltre a garantire un maggiore accesso, è stato potenziato l’incentivo per acquisto di software, incrementandone l’intensità per l’acquisto di beni immateriali ed eliminando il vincolo d’investimento con i beni materiali.

“Transizione 4.0”, dunque, si presenta come un piano caratterizzato da con una maggiore attenzione all’innovazione, agli investimenti green e per le attività di design e ideazione estetica svolte dalle imprese operanti nei settori tessile e moda, calzaturiero, occhialeria, orafo, mobile e arredo e della ceramica. Il tutto per valorizzare ulteriormente le produzioni del Made in Italy.

L’intero piano comporta un’iniezione di risorse per le imprese pari a circa 7 miliardi di euro. Nessuno può considerarsi escluso, nemmeno le grandi: i nuovi tetti alle misure comportano comunque la possibilità di beneficiare dell’incentivo nei limiti della nuova soglia. Inoltre, avranno la possibilità di accedere alle ulteriori risorse disponibili presso il Ministero dello sviluppo economico per circa un miliardo di euro, dedicate specificamente a grandi progetti di ricerca, sviluppo e innovazione.

Il Piano Transizione 4.0, infine, non è l’unica misura prevista in manovra a favore delle imprese: si pensi allo stanziamento dei 100 milioni per l’IPCEI sulle batterie; al rifinanziamento di tutte le misure strategiche del Ministero dello sviluppo economico come la “Nuova Sabatini”; i Contratti di sviluppo per il sostegno all’innovazione dell’organizzazione, dei processi e della tutela ambientale; le aree di crisi industriale; il Fondo di garanzia PMI rifinanziato con ben 670 milioni; fino al potenziamento degli ITS.

ll ministro, infine, conclude sottolineando la necessità di puntare sulla crescita tecnologica del Paese, che non può avvenire solamente attraverso il mero stanziamento di risorse. La crescita tecnologica, infatti, è un processo da supportare anche in termini di “formazione e informazione”. Per questo motivo è stata lanciata la misura dei manager dell’innovazione e si vuole creare una solida e stabile connessione tra il mondo produttivo e quello della ricerca. Il fine è garantire un adeguato livello di trasferimento tecnologico: a breve sarà presentato il progetto “Atlante 4.0”, il primo portale nato con la collaborazione di Unioncamere per far conoscere le strutture che operano a supporto dei processi di trasferimento tecnologico e trasformazione digitale delle imprese.

Il Ministero, inoltre sta elaborando con Enea stiamo un piano che, grazie anche al sostegno del Fondo Nazionale Innovazione, contribuirà alla crescita degli investimenti in innovazione nel nostro Paese.