Sicurezza sul lavoro: tetti di rimborso diversi per imprese, professionisti, artisti e terzo settore.

Incentivi in ordine sparso sulle spese sostenute dai datori di lavoro per la sanificazione degli ambienti e per l’acquisto degli strumenti di protezione individuale dei lavoratori. Quanto emerge dal quadro normativo Covid-19, dunque, sono incentivi che non sembrano avere un coordinamento tra di loro.

In attuazione dell’articolo 43 del decreto Cura Italia, lInail finanzia con 50 milioni di euro, per il tramite di Invitalia, il sostegno alle aziende per le spese di acquisto di dispositivi e altri strumenti di protezione individuale. L’agevolazione, però, è circoscritta alle sole imprese, escludendo tutti gli altri datori di lavoro. In attuazione della norma, Invitalia ha pubblicato il bando “Impresa sicura” che mette a disposizione delle imprese le risorse per il rimborso di:

  • mascherine filtranti, chirurgiche, FFP1, FFP2 e FFP3;
  • guanti in lattice, in vinile e in nitrile;
  • dispositivi per la protezione oculare;
  • indumenti di protezione quali tute e/o camici;
  • calzari e/o sovrascarpe;
  • cuffie e/o copricapo;
  • dispositivi per la rilevazione della temperatura corporea;
  • detergenti e soluzioni disinfettanti/antisettici.

L’importo massimo rimborsabile è di 500 euro per ciascun addetto dell’impresa fino a 150mila euro per impresa. Le aziende interessante dovranno inviare una prima prenotazione di rimborso dall’11 al 18 maggio 2020. Seguirà la pubblicazione dell’elenco delle imprese ammesse alla presentazione della domanda di rimborso. La domanda potrà essere compilata dal 26 maggio (a partire dalle ore 10:00) fino all’11 giugno 2020 (ore 17:00). I rimborsi verranno effettuati entro il mese di giugno.

Un’altra norma prevista dal decreto Cura Italia è quella prevista all’articolo 64 che prevede il sostegno per le spese di sanificazione degli ambienti di lavoro. Il beneficio fiscale, questa volta, riguarda i soggetti esercenti attività d’impresa, arte  o la professione. Si tratta di un credito di imposta nella misura del 50% delle spese di sanificazione degli ambienti e degli strumenti di lavoro sostenute e documentate fino a un massimo di 20mila euro per ciascun beneficiario, nel limite complessivo massimo di 50 milioni di euro per l’anno 2020. Per l’attuazione di questa norma, però, si resta ancora in attesa di un decreto interministeriale dello Sviluppo economico e dell’Economia.

Inoltre, il decreto Liquidità del 23 aprile 2020 ha apportato una modifica alla norma prevista all’64 del decreto Cura Italia del 17 marzo 2020, estendendo il credito d’imposta per la sanificazione degli ambienti di lavoro anche alle spese sostenute nell’anno 2020 per l’acquisto di dispositivi di protezione individuale e altri dispositivi di sicurezza atti a proteggere i lavoratori dall’esposizione accidentale ad agenti biologici e a garantire la distanza di sicurezza interpersonale.

Infine, nel decreto maggio sembrerebbe in arrivo un’altra modifica volta a disciplinare il sopra citato credito di imposta per la sanificazione degli ambienti di lavoro: si tratterebbe di estendere la sua applicazione anche al terzo settore.

In conclusione, le sole imprese possono chiedere il rimborso per l’acquisto di dispositivi di protezione individuale fino a 150mila euro, mentre per la sanificazione degli ambienti di lavoro è rimborsabile il 50% della spesa fino a 20mila euro.

Gli artisti, i professionisti e il terzo settore, invece, possono avere il ristoro delle due categorie di spesa sostenute ma nel limite del 50% dell’importo sostenuto e comunque non oltre i 20mila euro.