Con le modifiche introdotte dal decreto 28 novembre 2017, il marchio non è più tra gli Ip (proprietà intellettuali) agevolabili. Questo comporta che il rinnovo previsto dalla stessa normativa non è attivabile in modo automatico per le imprese che avevano il marchio tra i “bene agevolati”. Addirittura, non c’è possibile di rinnovo per chi aveva solo il marchio tra i beni agevolabili, ma si apre la necessità di un confronto per coloro che avevano il marchio come “bene complementare”.

Il contesto

Entro il 30/09/2019 le imprese che si sono candidate nel 2015 e hanno terminato il processo di ruling (firmando un accordo preventivo) devono valutare se esercitare il rinnovo o meno. Nella stessa situazione si troveranno il prossimo anno le società che hanno richiesto l’agevolazione nel 2016.

La volontà al rinnovo va dichiarata almeno 90 giorni prima del termine dei 5 anni di validità dell’opzione. Secondo quanto stabilito dalla normativa di riferimento (provvedimento n.154578 approvato dall’Agenzia delle entrate il 01/12/2015), il contribuente ha la facoltà di richiedere il rinnovo dell’accordo. Ovviamente, trattandosi di volontà, se il termine di 90 giorni non fosse rispettato, il contribuente decadrebbe dal beneficio. Le imprese che richiedono e ottengono il rinnovo dell’accordo possono continuare a calcolare il reddito, derivante dall’utilizzo del bene immateriale oggetto di agevolazione, con gli stessi metodi e criteri definiti in precedenza.

Un problema a parte riguarda le imprese che, pur avendo presentato istanza nel 2015, non hanno ancora firmato l’accordo. Quanto uscì il provvedimento, infatti, non era possibile prevedere che a distanza di 5 anni sarebbe potuto scadere il termine di rinnovo senza che fosse ancora intervenuta la firma sull’accordo iniziale. Ma nella realtà dei fatti, in alcuni casi, è successo.

Le imprese potrebbero premunirsi inviando istanza di rinnovo sulla base di un accordo ancora da firmare, confidando sul fatto che, una volta firmato, avrà validità dal 2015. Le modalità per l’esercizio del rinnovo prevedono la raccomandata con avviso di ricevimento. In alternativa, consegna diretta all’Ufficio competente (chiedendo all’Agenzia il rilascio dell’attestazione di avvenuta ricezione).

Una volta presentata l’istanza, il contribuente non deve promuovere altre iniziative ma limitarsi ad attendere l’operato dell’Agenzia che può invitarlo a presentarsi al fine di ottenere documentazione, dati e informazioni.

L’Agenzia comunica con avviso di ricevimento, tramite raccomandata, il proprio assenso o rigetterà la richiesta con provvedimento motivato entro 15 giorni prima della scadenza dell’accordo medesimo.

 

Il caso del marchio

Se il bene oggetto di patent box fosse stato esclusivamente un marchio, l’impresa non può ottenere il rinnovo. La situazione si complica nel caso in cui l’impresa abbia dichiarato il marchio come “bene complementare” con altri beni. In questo caso i beni intangibili ammessi sono più di uno. Essendo complesso determinare il valore economico del singolo bene alla produzione del reddito, i singoli beni sono stati considerati insieme nella produzione dello stesso. 

Ripartire da zero

Nel caso di mancato rinnovo, a causa del mancato invio o della non accettazione da parte dell’Agenzia, l’unica cosa che decade è l’accorso, non la possibilità di utilizzare ulteriormente il patent box. Se il contribuente non esercita il rinnovo, ha la possibilità di esercitare nuovamente l’opzione d’accesso a regime, considerando che la normativa è operativa e non ci sono indicazioni contrarie.