Detrazioni dal 75 all’85% sugli immobili ricostruiti con standard antisismici

Il sismabonus dedicato alle grandi operazioni di valorizzazione immobiliare si estende da circa 700 ad altri 5mila Comuni, inglobando diverse città nelle quali questo tipo di interventi è molto frequente, come Roma o Milano.

È l’effetto di una norma del decreto crescita che estende le agevolazioni per la messa in sicurezza, dedicate ai costruttori e agli acquirenti dei loro immobili, dalle sole zone sismiche a rischio elevato fino a quelle a rischio intermedio, in base alla classificazione di pericolo di Palazzo Chigi.
La novità del decreto appena passato in Consiglio dei ministri interviene su un’agevolazione varata dalla manovra correttiva del 2017, a maggio di quell’anno. Il suo obiettivo era rendere più efficace il sismabonus nelle grandi operazioni di valorizzazione immobiliare. In base a quella norma, nelle zone ad elevato rischio sismico (zone 1) le imprese possono effettuare la messa in sicurezza degli edifici mediante demolizione e ricostruzione, «allo scopo di ridurne il rischio sismico», anche con variazioni volumetriche. Questi investimenti possono, poi, essere impacchettati e rivenduti, con uno sconto fiscale incorporato.
Entro 18 mesi dalla data di conclusione dei lavori, infatti, i costruttori possono vendere gli immobili e cedere le relative detrazioni di imposta agli acquirenti. Gli sconti sono molto rilevanti: in caso di salto di una classe di rischio (misurata in base alle linee guida del Mit) lo sconto è del 75%, mentre per il doppio salto si arriva all’85% «del prezzo della singola unità immobiliare, risultante nell’atto pubblico di compravendita».
Quindi, seguendo uno schema particolare, l’agevolazione non è agganciata all’importo degli interventi effettuati ma al prezzo di vendita.
L’importo massimo della spesa è pari a 96mila euro per unità immobiliare. In caso di sconto massimo per il doppio salto di classe (85%), calcoli alla mano, si potranno incassare oltre 81mila euro per appartamento.
Questa agevolazione, però, nella sua versione originaria aveva un difetto di fondo: era limitata alle sole zone 1, quelle a rischio sismico più elevato. Si tratta di circa 700 Comuni in tutto il paese, spesso concentrati in aree nelle quali questo tipo di valorizzazioni sono meno frequenti. Ora il Governo fa un passo in avanti e allarga il perimetro della misura anche alle zone 2 e 3, quelle nei quali i terremoti sono meno probabili, ma comunque possibili.
Nella sostanza, vuol dire che ai 700 Comuni già coperti da questa versione del sismabonus se ne aggiungono circa 5mila. Al di là dei numeri, però, pesa un dato: in questo pacchetto ci sono aree nelle quali lo strumento delle grandi valorizzazioni immobiliari oggi viene usato con più frequenza. È il caso di Roma o di Milano.

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