Resto al sud: incassa l’ok di tre dicasteri e ora passa all’esame del Consiglio di Stato

Incentivi. Nata per le imprese, la misura è stata allargata dalla manovra 2019 ai professionisti Il decreto interministeriale incassa l’ok di tre dicasteri e ora passa all’esame del Consiglio di Stato.
Incentivi per i professionisti in attesa: a distanza di più di tre mesi dal varo della legge di Bilancio, il programma Resto al Sud con il suo allargamento ai lavoratori autonomi non ha ancora fatto i passi definitivi. Infatti, il decreto interministeriale che contiene l’ampliamento ai professionisti, riscritto dal ministero guidato da Barbara Lezzi, ha appena ottenuto il via libera dal Mise e dal Mef e a stretto giro verrà perciò trasmesso al Consiglio di Stato per il parere. Un passaggio – questo – sul quale non sono previste sorprese ma per il quale, tecnicamente, potrebbero volerci fino a 45 giorni.
Dopodichè, però, si passa alla fase attuativa, perché una volta ottenuto il “bollino” di Palazzo Spada, toccherà a una circolare disciplinare tempi e modi per fare domanda.In definitiva, per calare nella realtà l’estensione al mondo dei professionisti dell’incentivo, i tempi non si annunciano rapidi.

I numeri
A marciare ci sono oggi solo le agevolazioni per le imprese che, secondo le ultime stime di Invitalia, gestore della misura, contano dal 15 gennaio 2018 al 31 marzo scorso 17.158 domande, di cui presentate e perfezionate 6.795 e in via di compilazione 10.363. In termini economici si tratta di circa 446 milioni di investimenti potenziali per 211 milioni di agevolazioni. Più ridotto il range delle domande approvate: 2.587 progetti per 81 milioni di agevolazioni (si veda il grafico).

La misura e l’estensione
Resto al Sud concede un mix di contributi nella formula del fondo perduto (35% degli investimenti) e finanziamento agevolato (65%): sul piatto ci sono oggi quasi 1,2 miliardi. È rivolto esclusivamente agli under 46 del Mezzogiorno e quindi residenti in Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia, Sardegna e Sicilia senza un rapporto di lavoro a tempo indeterminato e che non abbiano la titolarità di un’attività di impresa in esercizio. I settori finanziabili sono quelli della produzione di beni nei settori industria, artigianato, trasformazione dei prodotti agricoli, pesca e acquacoltura, la fornitura di servizi alle imprese e alle persone e infine il turismo.
Con la legge di Bilancio 2019 è stata ampliata la platea dei beneficiari, ricomprendendo anche i professionisti. Per conoscere i dettagli di questa estensione bisognerà adesso attendere il nuovo decreto interministeriale che metterà nero su bianco i requisiti, gli ambiti di intervento e le applicazioni concrete. L’accesso ai fondi dovrebbe riguardare sia le professioni ordinistiche che quelle senza Albo e, sulla falsariga di quanto previsto per le imprese, dovrebbe essere riservato ai professionisti che non risultano titolari di partita Iva per lo svolgimento di un’attività analoga a quella per cui vengono richieste le agevolazioni. In sostanza, i contributi potrebbero essere vincolati alla diversificazione dell’attività professionale.

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