Credito d’imposta: le ultime
Covid e ripresa: il decreto attuativo doveva arrivare il 1° marzo 2020. Le imprese sono ancora in attesa del decreto che disciplinerà i nuovi crediti d’imposta per ricerca e sviluppo, innovazione tecnologica e altre attività innovative (quali design e ideazione estetica) previsti dalla Legge 160/2019.
Ad oggi ancora nessuna novità sul decreto attuativo atteso per i nuovi crediti di imposta. Diversi aspetti dell’attuale emergenza e dell’esperienza vissuta negli ultimi due mesi, però, aiutano a riflettere sulla necessità di emanare rapidamente il decreto.
Si consideri, ad esempio, i costi per attivare lo smart working che ha costretto (e costringerà) le imprese ad innovare i propri processi interni. Oppure si pensi ai costi di riconversione produttiva, come nel caso dei costi di società della moda che ora producono mascherine sanitarie.
Le imprese vogliono ripartire e per farlo bene hanno bisogno di certezze fin da subito per continuare o, nei casi peggiori, rallentare i propri investimenti in ricerca e sviluppo.
I nuovi crediti contengono significative agevolazioni (come la maggiorazione del 150% sul costo del lavoro) per i giovani qualificati. Insomma, c’è bisogno di giovani idee e sembrano esserci sia giovani entusiasti e brillanti, che agevolazioni fiscali specifiche: perché non utilizzarle in modo virtuoso?
Al fine di risolvere i dubbi applicativi ad oggi emersi, il decreto deve esprimersi su diversi punti aperti:
- identificazione delle attività agevolabili dai ai fini del Manuale di Frascati (ricerca e sviluppo) sia del Manuale di Oslo (innovazione tecnologica) nonché sulle attività di design e ideazione estetica;
- individuazione delle diverse tipologie di spesa (personale, contratti, servizi, consulenza, forniture di materiali) che assumono sfumature e terminologie diverse tra i tre crediti;
- applicazione generale della maggiore del 150% prevista per le spese sui contratti con Università ed enti di ricerca;
- conferma dei costi per le ricerche commissionate dall’estero, che al momento la norma sembrerebbe escludere;
- conferma che ai crediti non è applicare il divieto di compensazione dei crediti relativi ad imposte erariali in presenza di debiti iscritti a ruolo per ammontare superiore a 1.500 euro.
A prescindere da ogni considerazione in materia, immediata attenzione va posta sulla necessità di estendere i benefici dei crediti almeno per i prossimi tre anni considerato il malaugurato, ma fisiologico, rallentamento degli investimenti del 2020 e la necessità di fornire maggior carburante alla ricerca per i prossimi anni.