Patent Box, In cerca di rilancio dopo 5 anni

Nel 2019 scade il primo quinquennio per i contribuenti che hanno concluso l’accordo con l’Agenzia efficace dal 2015.
Il patent box, come è noto, consente ai soggetti titolari di reddito d’impresa, che esercitano attività di ricerca e sviluppo, di beneficiare della parziale detassazione dei redditi derivanti dallo sfruttamento (concessione in uso, utilizzo diretto, plusvalenze da cessione) di determinati beni immateriali. L’opzione per beneficiare di tale regime di tassazione agevolata ha durata quinquennale, irrevocabile e rinnovabile.

La novità del rinnovo: l’esclusione dei marchi

Il rinnovo dell’agevolazione prevede l’esclusione dei marchi dal novero dei beni immateriali agevolabili, che allinea l’Italia alle raccomandazioni Ocse.
A cinque anni dalla prima applicazione, i contribuenti che intendono aderire al regime si trovano a valutarne la convenienza alla luce di vecchie e nuove peculiarità: l’esclusione dei marchi comporterà inevitabilmente un maggior interesse verso software protetti da copyright, brevetti industriali, disegni e modelli, know-how, anche tra loro complementari; l’adesione continuerà a richiedere l’espletamento di una serie di adempimenti e formalità con i conseguenti oneri amministrativi e professionali (anche in termini di tempo delle risorse aziendali da dedicare a questo aspetto) oltre agli eventuali costi per mantenere un adeguato sistema di tracking and tracing; rimane invariato lo spirito della norma: devono valutare questa possibilità le imprese che con la loro attività di R&S sviluppano intangibili in grado di generare ricchezza e quindi margini significativi.

I due metodi utilizzabili ai fini della determinazione del reddito attribuibile al bene immateriale nell’ambito del regime di patent box:

  • Il metodo Cup, il metodo del confronto del prezzo in base al quale il reddito agevolabile si basa sull’analisi di transazioni realizzate da soggetti indipendenti aventi ad oggetti beni comparabili ed è pari alla differenza tra il canone ottenuto dall’applicazione del tasso di royalty di mercato ai ricavi identificati, e i costi diretti e indiretti fiscalmente rilevanti, sostenuti per lo sviluppo, mantenimento e accrescimento dell’intangibile agevolabile.
  • Il metodo Rps, spesso utilizzato nel caso in cui risulti impossibile individuare transazioni comparabili, consiste, invece, nell’isolare il reddito attribuibile alle funzioni cosiddette “routinarie” dal risultato economico dell’impresa, consentendo per differenza la determinazione dell’utile o perdita residua derivante dall’utilizzo dei beni intangibili.

Il beneficio finale si sostanzia in una variazione in diminuzione del 50% della quota di reddito agevolabile, pari al prodotto tra il contributo economico dell’intangibile e il nexus ratio (rapporto tra i costi di R&S e le spese complessive sostenute per l’intangibile da agevolare).
I risultati pubblicati dimostrano come, oltre ad averne beneficiato le imprese più grandi (il 4% dei beneficiari vanta ricavi superiori a 250 milioni e ha utilizzato circa il 58% del reddito detassato), anche i contribuenti di minori dimensioni l’abbiano sfruttato (il 43% dei beneficiari realizza ricavi compresi tra 100.000 e 2,5 milioni e ha utilizzato il 2,5% del reddito detassato).

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