ll taglio dei sussidi ambientalmente dannosi da un lato, l’incentivazione più mirata alla sostenibilità dall’altro: il MISE è a lavoro su un credito d’imposta. Allo studio agevolazioni per intere linee produttive o progetti di filiera.

Il decreto-legge del ministero dell’Ambiente inizia ad intervenire sulla riduzione delle agevolazioni a processi ritenuti inquinanti. Il rinnovo degli incentivi fiscali in scadenza a fine 2019 risulta essere una delle priorità del nuovo ministro Stefano Patuanelli anche se il programma sarà ricalibrato.

Si punta ad un salto di qualità delle agevolazioni, che potrebbero non essere collegate più o soltanto all’acquisto dei singoli macchinari ma a progetti più ampi che riguardano intere linee di produzione e filiere produttive nell’ottica di una vera “fabbrica 4.0”.

Si punta a premiare la sostenibilità ambientale. A questo scopo si studia un meccanismo automatico, tramite credito di imposta o mediante l’attuale iperammortamento. Ma va considerato anche il tema della misurazione dei progressi ambientali. Per questo c’è nello stesso tempo una valutazione in corso sul collegamento dei progetti incentivabili a determinati indicatori, non solo relativi alla digitalizzazione o alle prestazioni, ma anche alla sostenibilità ambientale: ad esempio in termini di risparmio energetico, impiego efficiente delle materie prime e degli input di energia, risultati conseguibili in termini di economia circolare.

Quanto alle risorse, se si prende in considerazione l’ultima legge di bilancio si parte, solo per il primo anno, da 300-400 milioni che salgono notevolmente in termini di impatto per la finanza pubblica negli anni seguenti quando gli investimenti vengono fiscalmente dichiarati dalle aziende. Nelle intenzioni ministeriali ci sarebbe anche l’uscita dalla logica dei rinnovi annuali, per impostare un piano di misure che si articoli almeno su un arco di 3 anni in modo da facilitare la pianificazione degli investimenti e neutralizzare il temuto effetto attesa degli ultimi trimestri.

Una delle novità centrali del piano, ad ogni modo, dovrebbe essere il maggior peso attribuito allo strumento del credito di imposta: l’intento è quello di estendere il raggio d’azione dell’attuale credito di imposta per la ricerca e sviluppo (25% che diventa 50% per alcune tipologie di spesa), inserendovi anche le spese per innovazione intesa come avanzamenti tecnici in senso più ampio.

Lo strumento potrebbe coprire buona parte degli investimenti innovativi oggi agevolati con l’iperammortamento fiscale e macchinari e impianti ad alto risparmio energetico oltre a beni strettamente funzionali alla sicurezza sul lavoro.

L’iperammortamento, invece, potrebbe restare in campo per favorire il salto di qualità, cioè l’agevolazione non del singolo bene ma di una filiera produttiva o di una linea di produzione nel suo complesso: la cosiddetta “Fabbrica 4.0”. E sempre con un meccanismo premiale per la sostenibilità ambientale.

 

Fonte: Il Sole 24 Ore