Per le imprese, oggi, nell’epoca delle profonde trasformazioni di economia e lavoro, il primo impegno è innovare ed essere competitive, con modalità e sfide inedite. Per questo, la formazione continua dei lavoratori sta assumendo sempre più un ruolo di primo piano; e ciò si vede nella crescente domanda formativa legata agli investimenti nelle nuove tecnologie e, soprattutto, in Industria 4.0.

Non è un caso, infatti, che il numero di aziende aderenti a Fondimpresa, il principale fondo interprofessionale per la formazione continua in Italia costituito Confindustria, Cgil, Cisl e Uil, abbia superato le 200mila unità, 201.539 per la precisione; e il numero di iscritti sfiora ormai i 4,7 milioni di lavoratori (4.681.175, secondo l’ultimo report realizzato con Inapp).

Se confrontati con i dati 2004, anno di istituzione di Fondimpresa, (17.817 imprese e 1,3 milioni di lavoratori iscritti, ndr) il numero di aziende risulta essere undici volte superiore; quello dei lavoratori è cresciuto addirittura di quasi 3,6 volte.

In un solo anno, il 2018, il Fondo è aumentato del 5,82% dal lato aziende e del 3,23% dal lato lavoratori. Il balzo in avanti è trainato dalle piccole imprese (fino a 49 addetti) le quali rappresentano il 92,47% del totale delle aderenti del Fondo.

A livello regionale, le adesioni principali si registrano in Veneto, Lombardia, Campania, Lazio e Sicilia; mentre per quel che attiene alle attività economiche, è la manifattura il comparto più rappresentato, a seguire commercio, costruzioni, attività immobiliari, noleggio, informatica, ricerca, servizi alle aziende.

 

Stamane Fondimpresa, a Roma, nell’Auditorium della Tecnica, nella casa degli industriali, soffia sulle sue prime 15 “candeline”. E restando sempre sui numeri, il bilancio di questi 15 anni parla di un «esperimento di successo», che ha saputo offrire, anno dopo anno, opportunità concrete che hanno consentito alle imprese di scommettere sui lavoratori, rendendoli “proprietari” di nuove competenze, sempre più all’avanguardia.

In 15 anni di attività il Fondo ha investito per le esigenze formative delle aziende 2,5 miliardi di euro, di cui 1,5 miliardi per competitività e innovazione, oltre 80 milioni per la sostenibilità ambientale, oltre 700 milioni per salute e sicurezza sul lavoro, più di 150 milioni per riqualificare i lavoratori in cassa integrazione.

Annualmente a Fondimpresa arrivano circa 350 milioni di euro (al netto dei prelievi, più o meno forzosi, operati negli anni dai vari governi).

Oggi, del resto, la sfida è anche quella di trovare la persona giusta per il posto giusto. Tra i profili professionali più difficili da reperire, secondo il sistema informativo Excelsior, targato ministero del Lavoro-Unioncamere, ci sono, ovviamente, quelli altamente specializzati; i settori che hanno maggiori difficoltà a reperire personale, in linea con le rispettive necessità, sono quelli del Made in Italy e della meccatronica. Fra i motivi alla base del mismatch vi è principalmente una preparazione professionale non in linea con le richieste delle imprese, in particolare riguardo il possesso di specifiche competenze e qualificazioni, a partire dalla capacità di stare al passo con l’innovazione.

«Ecco, Fondimpresa – ha sottolineato il vice presidente, Massimo Cestaro – è in possesso delle informazioni essenziali: conosce i dati della formazione dei lavoratori, i profili dei settori e le esigenze di specializzazione e può quindi essere il link ideale per favorire percorsi professionali finalizzati all’incontro tra domanda e offerta. Preparazione, formazione continua e specializzazione devono essere le parole d’ordine per il mercato del lavoro odierno e per garantire un livello adeguato di consapevolezza di aziende e lavoratori sui cambiamenti che già oggi stanno delineando il futuro».

E proprio qui, infatti, si gioca una partita strategica considerando la pervasività delle nuove tecnologie in ogni aspetto del lavoro, dalla nascita di nuovi lavori alla ridefinizione delle principali mansioni di quelli tradizionali. «Tutto ciò – ha spiegato il dg di Anpal, Salvatore Pirrone – impone un importante investimento nella formazione e nell’adeguamento delle competenze. In questo ambito, la formazione continua rappresenta un elemento importantissimo del sistema. Anpal – cui dal 2017 sono state trasferite le competenze in materia di vigilanza sui fondi e di monitoraggio sulla loro attività – ha inteso esercitare questo ruolo in maniera propulsiva, per cercare di innescare, attraverso una maggiore trasparenza e chiarezza delle regole, dinamiche virtuose, che aiutino a rendere sempre più moderna ed efficace la formazione».

Per gli esperti le prossime sfide della formazione continua, e più nello specifico dei fondi interprofessionali, sono chiare: «Migliorare l’efficacia della formazione – ha detto Marco Leonardi, economista alla Statale di Milano. All’estero ci invidiano il meccanismo di finanziamento della formazione e il volume di attività che può muovere, ma sappiamo ancora molto poco dell’efficacia dei corsi in termini di miglioramento delle qualifiche e delle prospettive di crescita dei lavoratori. Il tema è studiare cosa serve ai lavoratori alle prese con i cambiamenti tecnologici e aiutare le aziende a dirigere i fondi verso queste esigenze».

 

Fonte Articolo: https://www.ilsole24ore.com/