Si blocca l’iter per l’erogazione dei 600 euro da parte della Casse.

Cambiano i requisiti e le istanze sono da integrare:  per migliaia di professionisti che hanno fatto domanda per il «bonus» da 600 euro, quale indennizzo statale per i danni all’attività scaturiti dall’emergenza Covid-19, si blocca l’iter di erogazione. 

 

Il Decreto imprese ha apportato, infatti, delle modifiche sul bonus professionisti inserendo come «paletto» per godere del beneficio l’iscrizione «in via esclusiva» a un Ente previdenziale.

 

Il «restyling» dell’articolo 44 del decreto «Cura Italia», inoltre, modificava il bacino degli aventi diritto, escludendo non più tutti i titolari di trattamenti pensionistici, bensì soltanto chi percepisce un assegno di anzianità e di vecchiaia (aprendo, così, le porte alle istanze a chi, ad esempio, riceve una prestazione d’invalidità).

Tutto da rifare, dunque. Chi ha i requisiti per ottenere i 600 euro (nell’anno d’imposta 2018 un reddito complessivo inferiore ai 35 mila euro, o guadagni dai 50 mila euro a scendere, però dichiarando una flessione delle entrate del 33% nel primo trimestre dell’anno in cui abbiamo sperimentato gli effetti del Coronavirus) dovrà collegarsi nuovamente ai siti degli Enti:

·         Cassa forense, che aveva ricevuto quasi 140.000 istanze;

·         Cassa dottori commercialisti (Cnpadc), cui si erano rivolti circa 25 mila iscritti a cui verrà richiesta un’integrazione alla dichiarazione depositata;

·         Enpacl (consulenti del lavoro), a cui sono pervenute circa 8.900 istanze.

 

Fermi anche i 25.262 bonifici in rampa di lancio dell’Enpam (Ente Nazionale di Previdenza e Assistenza Medici).

Non è esclusa l’ipotesi che il decreto Cura Italia subisca un’ennesima correzione, a Montecitorio.